Scenari

2 agosto 2018Silvia Pagliuca

Lab, fondi e un hub che assomiglia al «NOI»: Lisbona, nuova capitale dell'innovazione

Educational tour portoghese per sedici studenti dell'università di Bolzano. Poco passato, molto futuro. «In riva al Tago la nuova Berlino»

Se l’Alto Adige è l’anello di congiunzione tra il sud e il nord dell’Europa, il Portogallo si definisce «il crocevia del mondo». Affacciato sull’Atlantico, è l’ultimo avamposto del vecchio continente e come tale, vive il rapporto tra tradizione e innovazione come una vera e propria missione. Un riconoscimento identitario che sedici studenti del Master in Imprenditoria e Innovazione dell’Università degli Studi di Bolzano hanno avuto modo di scoprire da vicino lo scorso maggio partecipando a un tour con i professori di Strategy & Innovation Management, Christian Lechner e Alessandro Narduzzo. Obiettivo: effettuare una full immersion nell’ecosistema dell’innovazione portoghese per indagarne elementi di contatto o di ispirazione per il mondo altoatesino. Insomma, sinergie e affinità 4.0 tanto nelle strategie quanto nelle realizzazioni tecniche dei progetti analizzati.

Il gruppo ha avuto modo di visitare alcune delle realtà più interessanti del Paese come il Tec Labs, centro pubblico di innovazione dedicato allo sviluppo di iniziative imprenditoriali basate sulla scienza e la tecnologia, l’Hub Criativo do Beato, il più grande campus mondiale per startup, l’incubatore Beta-I, noto a livello internazionale per aver gestito Lisbon Challenge, tra i programmi di accelerazione più dinamici d’Europa. E ancora: Portugal Ventures, Venture Capital portoghese che gestisce 213 milioni di euro di attività attraverso 19 fondi di capitale di rischio, il CoworkLisboa, uno dei primi, se non addirittura il primo spazio di coworking a Lisbona aperto nel 2010 in un’ex area industriale della città (la LxFactory), l’Istituto Superior Técnico dell’Università di Lisbona e le startup Uniplaces e Fartech, rispettivamente un marketplace internazionale di alloggi per studenti e un rivenditore di moda online che mette in rete piccole boutique e alcuni dei marchi più famosi del mondo. Il tutto, assistendo a due pitching per startup e a un TGIF (Thank’s God it’s Friday), evento di networking organizzato da Beta-i ogni venerdì per creare nuove occasioni di incontro e confronto tra la comunità degli innovatori.

«È stata un’esperienza interessante e coinvolgente. Il Portogallo è uno Stato che sta puntando molto sull’innovazione. Lo dimostra il fatto che è riuscito a strappare all’Irlanda il World Web Summit, uno dei più importanti eventi tech al mondo che fino al 2020 sarà organizzato a Lisbona» commenta Lechner. E proprio in occasione del suo lancio, nel 2016, il presidente António Costa ha annunciato un investimento da diverse milioni di euro per spingere le aziende straniere a investire in Portogallo, beneficiando anche di un contesto particolarmente promettente, a partire dall’energia liberata con la realizzazione del nuovo Hub Criativo do Beato, un'area di 35.000 metri quadri costruita in un'ex fabbrica in cui si preparavano pasti per i militari. Qui, dove un tempo lavoravano 3.000 operai, lavoreranno ora altre 3.000 persone, segnando così la piena continuità con il patrimonio valoriale del passato e, al tempo stesso, la voglia di guardare al futuro. Un po’ come accaduto per il NOI Techpark di Bolzano. Nell’hub di Lisbona saranno ospitati uffici, laboratori, sale espositive, servizi ristorativi e aree eventi per startup, con alcuni colossi mondiali già in prima linea. Su tutti, Mercedes-Benz Daimler, che sta pensando di trasferire qui lo sviluppo di nuovi servizi, come il car sharing, il già citato Web Summit e il Super Bock Group, realtà che produce una famosa birra portoghese. Tutti partner scelti in base a requisiti specifici, sia tecnici che culturali. Fondamentale è, infatti, lo spirito con cui le singole realtà scelgono di aderire al progetto. Un esempio? Per accedere agli spazi e usufruirne dei conseguenti benefici, le aziende sono chiamate a sostenere i costi di arredamento e devono impegnarsi a organizzare eventi e attività che possano avere ricadute positive a livello globale. Una visione che favorisce lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione puntando sulla creazione di una rete di attori solida e sicura. «Lisbona sta diventando la nuova Berlino» conferma Lechner, ricordando il basso costo degli affitti. «Si respira molto dinamismo e internazionalità, abbiamo conosciuto ricercatori e innovatori che arrivano qui da tutto il mondo con un bagaglio di competenze ed esperienze molto ampio». Talenti che però faticano a restare a lungo nel Paese. «Una volta conclusa l’accelerazione della loro società, tendono a rientrare in patria. Per questo, il governo è sta studiando diversi incentivi che possano spingere le persone a sentirsi a casa anche qui» chiarisce il professore, evidenziando un altro limite dello Stato: la mancanza di fondi «non c’è la stessa capacità di spesa che ritroviamo in provincia di Bolzano, per questo alle imprese si richiede un impegno e un coinvolgimento molto più forte, anche dal punto di vista economico». Diverso il caso dell’Alto Adige, dove l’amministrazione provinciale sta sostenendo con ingenti investimenti sia le imprese che le infrastrutture dell’innovazione. Basti pensare all’avvio del NOI Techpark di Bolzano e alla prossima realizzazione del Parco tecnologico dedicato al mondo dell’automotive che sarà realizzato a Brunico entro il 2021. Inoltre, l’Alto Adige è sempre più apprezzato a livello internazionale per l’alta qualità di vita, elemento che unito all’efficienza burocratica e alle comprovate competenze nel mondo della ricerca, rendono la provincia una delle più attrattive per i cervelli di tutto il mondo. Del resto, gli stessi portoghesi hanno preso a modello alcune delle sue best practice come il bando per la capitalizzazione delle imprese innovative, una misura che prevede il sostegno economico della Provincia per le imprese a elevato contenuto tecnologico che abbiano già incassato il sostegno di un Business Angel o di un Venture Capitalist.

Insomma, il caso Lisbona dimostra come sia possibile agganciare il volano dell’innovazione 4.0 anche con budget più limitati, a patto però che si creino sinergie internazionali e si investa sullo sviluppo e sull’attrazione dei cervelli.