Innovazione

15 settembre 2017Stefano Voltolini

E-bike a pannelli solari e sensori antifurto: l'innovazione va in bicicletta

Da mezzo di trasporto a impatto zero, a laboratorio per nuove sperimentazioni: il futuro altoatesino corre su due ruote

E-bike con pannelli solari integrati al telaio, talmente eleganti da piacere anche i manager con l’auto sportiva in garage. Caschi di nuova generazione, flessibili, in elastomero, che fanno diventare obsoleti quelli in polistirene. Sensori antifurto collegati allo smartphone o al pc del proprietario per «tracciare» la bici rubata e localizzarla. Le due ruote in Alto Adige non sono più solo un passatempo. Al contrario, sono una modalità di trasporto a impatto ambientale «positivo», divenuta parte integrante della vita quotidiana e professionale. E un distretto tecnologico che mette assieme tecnologia «green», design e anche lusso. Un settore fatto di startup, progetti pilota, intuizioni imprenditoriali e politiche pubbliche attente nel quale il Sudtirolo dà prova della propria capacità di innovazione. I casi «virtuosi» non mancano.

Antifurto sempre connesso

Optare per la sicurezza vuol dire anche adottare tutti gli accorgimenti – a partire dai più innovativi - contro i malintenzionati. La città di Merano fa scuola in questo settore. Il progetto pilota denominato Tracking è stato ideato per aumentare le chance dei legittimi proprietari di recuperare il loro mezzo a pedali rubato. La soluzione proposta dalla ditta Systems GmbH di Silandro consente, grazie a uno speciale sensore di cui dovrà essere dotata la bici, di tracciare il percorso e la posizione della stessa sul territorio comunale e di inviare le informazioni allo smartphone o al pc del proprietario. Per questa operazione è necessario installare in città due antenne LoRaWAN, grandi ciascuna 30×50 cm, che trasmettono i dati a bassissima emissione di radiosegnali e con un minimo consumo di energia.

Uno di questi sensori costa 70 euro e sarà disponibile nei negozi di biciclette. Per il servizio di tracking gli interessati dovranno inoltre pagare un canone di 10 euro all’anno. Come prima applicazione questo sistema verrà impiegato per prevenire i furti di bici. «Per dotarsi di questa tecnologia l’amministrazione comunale – ha spiegato l’assessore all’innovazione Diego Zanella – ha stanziato 12.000 euro. Ma si tratta di una soluzione tecnologica che consente una molteplicità di usi a vantaggio dell’amministrazione anche nell’ottica di un risparmio energetico e di risorse. Già da subito questo sistema potrà essere utilizzato anche per localizzare moto, animali, persone.

Caschi adattabili

Rivoluzionare il mercato dei caschi con un sistema di sicurezza oltre gli standard. È quanto sta facendo Patrick Pedevilla, l’imprenditore 38enne di Bolzano attraverso Seventwenty, la startup che si sta preparando al lancio – imminente, visto che è previsto per quest’autunno – di una nuova generazione di prodotti. Flessibili ma «doppiamente sicuri».

Quand’era alla ricerca di un investimento sostanzioso per finanziare il progetto, Pedevilla ha deciso di partecipare a «2 Minuten, 2 Millionen» (2 minuti, 2 milioni), programma televisivo austriaco in onda su PULS4. Una trasmissione televisiva durante la quale startup ambiziose hanno a disposizione solo due minuti per convincere una giuria di potenziali investitori della bontà della loro idea di business. Pedevilla ha offerto il 10% di partecipazione per un investimento di 400 mila euro. Ed è riuscito nell’intento. Hans Peter Haselsteiner, imprenditore austriaco magnate dell’edilizia che vive a Bolzano, ha addirittura rilanciato: «Cinquecentomila euro per il 26% di partecipazione». Pedevilla ha accettato: a breve è atteso «Herbie», un casco per bicicletta ad uso urbano, primo modello Seventwenty sul mercato basato sul sistema innovativo «La structura». Ma la produzione della startup si espande: oltre ai caschi per il ciclismo (bici da corsa e mountain bike) coinvolge i modelli per gli sport invernali, come lo sci e lo snowboard. In un secondo momento – parola di Pedevilla - l’offerta sarà estesa alle protezioni per il corpo.

«L’e-bike per chi ha la Porsche in garage»

Spostarsi in bici in modo sicuro, ma anche comodo e veloce. Con un po’ di civetteria. Se serve una e-bike a energia solare, dal design emozionante, eccola qui. La startup bolzanina Leaos ha lanciato una nuova generazione di e-bike - premiata nel 2015 con il Red Dot Design Award – che rivoluziona il mercato unendo funzionalità, tecnologia avanzata ed estetica. E come già successo per la startup Seventwenty, anche Leaos è riuscita a convincere, in diretta tv, due imprenditori della bontà del progetto, ottenendo così 250mila euro di finanziamento durante il programma austriaco «2 Minuten, 2 Millionen».

Dal punto di vista tecnico Leaos è partita dal lavoro sul telaio. Il corpo di carbonio ha permesso di recuperare una superficie abbastanza grande da poter integrare i panelli solari che «si fondono perfettamente con il design pulito ed elegante della bici», spiega Armin Oberhollenzer, fondatore e ceo della startup nata nel 2013, che sta crescendo grazie al sostegno di IDM Alto Adige-Südtirol, l’azienda speciale della Provincia e della Camera di commercio di Bolzano per lo sviluppo dell’economia altoatesina.

Con un prezzo di 5.500 euro, la Solar Bike in carbonio del produttore altoatesino è un prodotto di fascia alta che mira ad attirare clienti facoltosi ed esigenti, disposti a spendere per un prodotto d’alta qualità. Allo stesso tempo è anche un prodotto del segmento lifestyle: «Abbiamo sviluppato un prodotto con cui le persone riescono a identificarsi e che crea emozioni, esattamente come un’auto. Vogliamo raggiungere anche quelli clienti che hanno la Porsche in garage e che di solito non scelgono la bicicletta elettrica per andare al lavoro», sottolinea Oberhollenzer. Prevista l’apertura di due concept store, uno a Monaco di Baviera e uno a Bolzano: quest’ultimo è stato concepito come «un vero e proprio showroom interattivo, con un laboratorio aperto per permettere ai visitatori di vedere dal vivo come si producono le e-bike».