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6 novembre 2017Enrico Albertini

«Wood-up», dal carbone di legna nuova «linfa» per i campi

Progetto europeo per sfruttare gli scarti della biomassa in agricoltura. Coinvolti tre attori dell’ecosistema altotesino: Laimburg, Eco-Research e Unibz

Il carbone di legna utilizzato per concimare i campi. Per completare così il ciclo virtuoso del riscaldamento e dell’energia pulita ottenuta dalla biomassa, metodo che vede l’Alto Adige pioniere (con le sue 77 centrali e gli oltre 800 milioni di euro investiti in 25 anni). Si stanno già portando avanti le sperimentazioni di «Wood-up» progetto triennale finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) con 700mila euro che vede coinvolti tre attori dell’ecosistema altoatesino: il centro Laimburg, Eco-Research e l’Università di Bolzano. Il filo conduttore è il legno, elemento centrale nel territorio altoatesino. Mutuando quanto dicono gli allevatori per il maiale, anche del legno, in fondo, non si butta via niente. Ed è a questo che punta il progetto: il riutilizzo del carbone di legna che rimane da un milione di metri cubi di biomassa, ovvero quanta se ne utilizza in Alto Adige in un anno. Da là «nascono» duemila tonnellate di carbone di legna, chiamato biochar, che ad oggi rimangono come unico scarto del processo. Riutilizzare il carbone vegetale significherebbe portare a compimento l’intero ciclo.

Una quadratura del cerchio alla quale stanno lavorando gli esperti dei tre istituti di ricerca. Partendo dalla gassificazione della biomassa, valutandone l’efficienza energetica e la sostenibilità economica. In una seconda fase verranno esaminate le possibili strategie per valorizzare la catena di produzione in maniera sostenibile, sia dal punto di vista economico che ambientale. Saranno così prese in esame nuove tecnologie di combustione e pirolisi, soluzioni di utilizzo del biochar come fertilizzante in agricoltura, nonché soluzioni d’impiego della biomassa legnosa per uso farmaceutico e nell'industria alimentare. «Il progetto Wood-up riunisce innovazione di prodotto, ovvero il riuso del biochar, e innovazione di processo, vale a dire l'ottimizzazione di tutta la catena di produzione – spiega Giustino Tonon di Unibz, responsabile del percorso – La forza del progetto stesso risiede nella natura interdisciplinare dei partner coinvolti: dall’ingegneria energetica, all’ecologia, all’agricoltura fino all’analisi chimica del suolo».

Un buon fertilizzante del suolo

«In diversi contesti sperimentali è stato già dimostrato che il biochar ha effetti positivi sulla fertilità del suolo, aumentandone il contenuto di carbonio organico in maniera costante e permanente» ricorda Barbara Reifer, responsabile del settore Viticoltura al Centro di Sperimentazione Laimburg. A livello nazionale, l'utilizzo di biochar come fertilizzante è consentito già dal 2015, a condizione che siano rispettati determinati parametri fisico-chimici. Con il progetto Wood-up, i ricercatori auspicano di trovare un modo per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico sulla produttività e la qualità delle mele e delle viti locali. Esamineranno da vicino se il biochar come fertilizzante è in grado di aumentare il fissaggio del carbonio nel suolo, nonché l'efficienza delle risorse limitate, quali acqua e nutrienti. «Nella fase sperimentale sul campo, incorporeremo il biochar, sia puro che miscelato in varie concentrazioni con compost, nel terreno suddiviso in parcelle sperimentali – conclude  Maximilian Lösch, ricercatore del Centro di Sperimentazione Laimburg - In seguito osserveremo la crescita delle piante delle diverse parcelle e analizzeremo piccole quantità di vino (microvinificazioni) ricavato da quelle uve». Coinvolti in Wood-up anche gli esperti di Eco-Research, che avranno il compito di caratterizzare la struttura fisico-chimica del carbone di legna attualmente prodotto in Alto Adige.