Talenti

5 novembre 2018Diana Cavalcoli

Emanuele, da studente a startupper: «Così ho inventato la smart chat per e-commerce»

L'idea sviluppata all’Università di Bolzano nel corso che forma gli innovatori del futuro. E Forbes lo inserisce tra i più promettenti imprenditori italiani

«Per diventare imprenditori non basta avere un’ottima idea. Aiuta, ma poi bisogna lavorare tantissimo, giorno per giorno, sulla squadra e sulle competenze». Per Emanuele Pucci, 24enne inventore - assieme a Nabil Arafin e Gianmarco Nicoletti - della chat intelligente Awhy, è questo “learning by doing” il segreto di una startup di successo. La sua intuizione, che ha portato l’edizione francese di Forbes a definirlo uno dei più promettenti innovatori italiani, è di fatto una piattaforma smart per l’assistenza clienti, un’applicazione di intelligenza artificiale nell’ambito del customer care. Come racconta il trio di fondatori, che vanta oggi clienti del calibro di Yoox e Kiko, la tecnologia alla base è quella di un chatbot. Un software in grado di ‘dialogare’ con le persone interpretando le domande e fornendo risposte rapidissime e puntuali. Ogni volta che viene interpellato il motore semantico analizza infatti la query dell’utente e cerca la risposta più pertinente scrivendo direttamente in chat. Con risultati non da poco: secondo gli ultimi dati di Awhy la smart chat può gestire il 60% delle richieste. Il termine “smart” non è casuale. Grazie al machine learning la chat è in grado di migliorare nel tempo la sua efficienza. Come? Memorizzando le richieste ricevute da migliaia di clienti e creando una sorta di database da cui attingere per fornire informazioni corrette. Strategico se si pensa che l'80% dei clienti chiude i rapporti con le imprese per via di una cattiva esperienza di assistenza.

A Bolzano lo sviluppo dell'idea

Il viaggio dall'idea all'impresa è stato peró impegnativo per Emanuele. «Siamo partiti nel 2015 - racconta Pucci - ma siamo diventati operativi solo nel 2016 dopo una lunga fase di sviluppo del prodotto. Se penso agli inizi devo dire che abbiamo fatto molta strada. In questo la formazione a Bolzano ha sicuramente avuto un ruolo decisivo». All’Università di Bolzano, Pucci ha conseguito la laurea magistrale in «Entrepreneurship and Innovation» sotto la guida attenta del professor Christian Lechner. Un docente fuori dagli schemi che ripete spesso di non voler «studenti primi della classe ma talenti unici». È questa la chiave di successo dell’outlier, qualcuno di eccezionale e fuori dalla norma in grado di trovare soluzioni inedite e strade mai battute prima.

(Christian Lechner)

Un fenomeno che nel mondo dell’innovazione e dell’entrepreneurship sta attirando sempre più curiosità e che anche per l’Alto Adige sembra essere la filosofia su cui scommettere nel futuro.Grazie all’approccio pratico del corso e all’impegno Emanuele ha rafforzato così le proprie competenze in ambito finanziario, che si sono rivelate utilissime soprattutto quando si è trattato di pianificare, stendere il business plan o cercare investitori. «Avevo iniziato ad impostare un business plan già durante la scrittura della mia tesi. Ora ho chiuso il cerchio. Adesso abbiamo un documento organico che può spiegare nel dettaglio gli sviluppi della nostra piattaforma e le nostre potenzialità». Soprattutto a chi potrebbe decidere di investire nella startup. Per il 2019 Awhy conta di crescere ancora superando i 100 mila euro di fatturato. Gli obiettivi sono due: da una parte raccogliere risorse con un primo seed round e dall'altra rafforzare la presenza  internazionale. Ad oggi la smart chat è presente, tramite Kiko, in 13 paesi tra cui Inghilterra, Germania, Olanda e Svezia. Ma è allo studio lo sviluppo del chatbot anche in altre lingue oltre all’italiano e all’inglese. «Vogliamo crescere e assumere anche dei collaboratori. Dobbiamo solo portare pazienza e  non smettere di credere nel lavoro di squadra e nel prodotto. Anzi vorremmo sviluppare alcune applicazioni anche fuori dal settore customer care. Penso al marketing. In particolare  all’upselling e al crosselling». Non a caso l'altra buona regola dell'inventore é non fermarsi mai.