Talenti

13 settembre 2018Stefano Voltolini

Dalle Ande alle Alpi per studiare i fiumi: ecco l'Erasmus dei ricercatori

Aperto il bando da 880mila euro della Provincia di Bolzano per la mobilità internazionale degli scienziati. E i talenti ritornano in Alto Adige

«In Alto Adige mi trovo molto bene, è un territorio di cerniera, per me è una via di mezzo tra essere all’estero e in Italia. Questo bando per attirare il capitale umano è importantissimo, una soluzione efficace se si vuole fare ricerca ad alto livello». Andrea Andreoli, ricercatore in Idrologia e idraulica agraria e forestale all’Università di Bolzano, è uno dei “cervelli in fuga” che l’Alto Adige è riuscito a far tornare in Italia (dal Cile) grazie al bando per la mobilità internazionale di scienziate e scienziati (qua il testo completo). Un Erasmus per ricercatori, quindi, e per i talenti che sono andati all’estero e fanno fatica a tornare, il tutto per consolidare la provincia di Bolzano come polo della ricerca a livello internazionale. La funzione del bando, rinnovato a luglio 2018, permette agli enti altoatesini di essere sia punto di partenza che di arrivo per gli studiosi di spicco delle discipline scientifiche. La cifra messa a disposizione ammonta a 880.000 euro per i prossimi tre anni e serve a finanziare progetti di durata compresa fra 6 e 24 mesi. Le domande vanno presentate entro il 31 ottobre 2018. «Oltre che per riportare a casa i cervelli in fuga, il bando ha anche l’obiettivo di allargare l’orizzonte dei ricercatori locali, per consentire loro di importare pratiche e concetti innovativi e all’avanguardia al loro ritorno in Alto Adige» sono state le parole del governatore Arno Kompatscher al rinnovo dell’iniziativa. Un via libera dato anche per i risultati conseguiti nella precedente edizione. «Si tratta inoltre di un’occasione per diffondere all’estero il potenziale di innovazione del territorio altoatesino, come dimostra anche il successo degli esempi del passato» ha aggiunto il presidente della Provincia.

Le esperienze dei ricercatori sono positive e rappresentano un tassello per lo sviluppo del sistema altoatesino: per crescere deve essere attrattivo. L’esperienza di Andreoli lo dimostra. Formatosi in Scienze forestali a Padova con laurea e dottorato, si è trasferito nell’emisfero australe, all’università di Valdivia, a sud di Santiago del Cile, per un doppio dottorato in collaborazione tra Padova e l’ateneo cileno. «In seguito - racconta - ho vinto un concorso, un application all’università di Concepción e sono stato assunto a tempo indeterminato come assistente professore». Andreoli ha vissuto nel Paese sudamericano per sei anni assieme alla fidanzata, poi diventata sua moglie. In Cile sono nati i suoi due figli. Poi con la famiglia la distanza ha cominciato a farsi sentire. «I nonni erano lontani - prosegue il ricercatore -, serviva un viaggio lungo dall’Italia che occorreva pianificare bene, dato che sono quasi 15 ore di volo, un’ora da Concepcion a Santiago, 11 dalla capitale a Madrid e altre due e mezzo per Venezia». La soluzione è arrivata grazie al suggerimento di un collega, Francesco Comiti della facoltà di Scienze tecnologiche di Bolzano. Dalle Ande, che si raggiungono in 2-3 ore in auto da Concepcion, Andreoli è approdato ai piedi delle Alpi. «Comiti mi ha segnalato il bando e siccome avevamo già lavorato assieme ho presentato un progetto che mi ha permesso di tornare in Italia. L’Alto Adige mi piaceva e sono arrivato volentieri a Bolzano. Prima sono stato ricercatore in visita e poi ho vinto il bando per ricercatore a tempo determinato».

Per Andreoli l’iniziativa è stata utilissima, ma a suo avviso si tratta solo di un vantaggio personale. «Io avevo bisogno di tornare per motivi familiari ed era molto complicato, se non impossibile, quindi per me questo bando è stato molto importante. Tuttavia, ritengo che sia importantissimo per un territorio che vuole essere attrattivo a livello globale. D’altra parte iniziative analoghe si fanno in altre parti del mondo sempre per attirare capitale umano avanzato. L’Alto Adige inoltre ha un’alta qualità della vita, piace anche per questo. Nel mio caso mi piace la montagna e occupandomi di analisi del trasporto dei sedimenti dei fiumi, di sistemazione fluviale, questa provincia è il territorio ideale». Significativa è anche la storia della professoressa Sanja Baric, docente di Unibz specializzata nell’utilizzo della biologia molecolare al servizio dell’agricoltura: partita dal Centro Laimburg, Baric ha trascorso un anno all’università di Warwick in Inghilterra dove ha potuto collaborare con un gruppo specializzato in meta-genomica del suolo. Ora, grazie al suo lavoro a Unibz, riporta queste conoscenze ed esperienze sul territorio in diversi progetti come l’analisi genetica molecolare dei microrganismi fitopatogeni e fitoparassiti nei meleti e nei castagneti in Alto Adige. «Consentire al proprio settore di studio di progredire grazie alle nuove conoscenze apprese all’estero – spiega –  instaurare nuovi contatti ponendo le basi per collaborazioni e partnership future, ma anche ampliare il proprio orizzonte culturale: sono questi i vantaggi che a mio avviso rendono il bando per l’internazionalizzazione un’opportunità preziosa per coloro che portano avanti, in Alto Adige o all’estero, un progetto di ricerca».