Opportunità

2 luglio 2018Alexander Ginestous

Laborplay, il lavoro si trova giocando con lo smartphone

A settembre il lancio della app dello spin-off dell’Università di Firenze che ha trovato casa nel parco tecnologico di Bolzano

Un buon punteggio con i videogame? Potrà valere un'assunzione. Il gioco è un’attività diventata ormai, con l’era del digitale, parte integrante delle vite di molte persone. Che sia per svago, per relax o per occupare qualche minuto della giornata, molte persone hanno almeno una volta preso in mano tablet o cellulare per una partita. D’ora in poi però c'è un motivo in più per tentare di stabilire nuovi record sui nostri titoli preferiti: riuscire a trovare lavoro. Il tutto possibile grazie alla startup fiorentina Laborplay, incubata da inizio estate 2018 al NOI Techpark di Bolzano, il nuovo parco tecnologico ispirato alla natura. La startup, fondata nel 2015 da Elena Gaiffi, Ezio Scatolini, Mario Magnani, G. Andrea Mancini, e Manuele Ulivieri (in seguito si è aggiunta Elisa Menuzzo), è diventata uno spin-off dell'Università di Firenze e ha riscosso successo grazie al suo metodo di sviluppo di prodotti e servizi basati sul gioco per migliorare la relazione e l’interazione tra domanda ed offerta lavorativa. Il sistema prevede due attori: i candidati, pronti a far valere i propri risultati ai videogame, e le aziende che si registrano e indicano le caratteristiche delle persone che stanno cercando. Laborplay fa da tramite, testando le soft skill dei candidati grazie ai loro risultati e incrociando così le esigenze delle aziende. L'app è in fase beta e a settembre sarà lanciata sul mercato.

(il team di Laborplay)

La nascita e il modello Play

Il progetto è nato nel 2015 dall’intenzione di cinque psicologi del lavoro di creare servizi più innovativi e coinvolgenti per le aziende alla quale offrivano consulenza. Da qui ha preso forma l’idea di utilizzare il gioco nel contesto organizzativo, per osservarne le soft skill utili nel mondo del lavoro e che difficilmente vengono messe in luce da un curriculum. Si parte da un’idea semplice quando giocano le persone sono più disinibite e di conseguenza mostrano caratteristiche e abilità che in altri contesti non uscirebbero. «Inizialmente utilizzavamo il gioco nel contesto formativo, solo successivamente è stato usato per valutare le competenze trasversali. Per utilizzare il gioco in questi contesti però abbiamo dovuto dare una validità scientifica alle nostre teorie - racconta Elena Gaiffi, sales Manager - per questo abbiamo condotto un lavoro di ricerca su un campione di 18.000 persone, prevalentemente millennials, con risposte raccolte durante le Fiere del Lavoro grazie alle quali abbiamo creato un modello teorico di riferimento oltre agli strumenti per valutare le competenze in un contesto formativo. Successivamente abbiamo misurato la correlazione che c’era tra i punteggi di gioco ottenuti e i punteggi di test tradizionali già validati, per costruire il nostro modello utile per esaminare il comportamento professionale degli individui a partire dalle meccaniche e dalle abitudini di gioco del soggetto».

Il modello Play è stato utilizzato con successo nell’ottobre 2017 alla Microsoft House di Milano, quando Sorgenia si è appoggiata a Laborplay per la selezione di nuovo personale, scegliendo così 20 dipendenti. «Sorgenia è un nostro cliente e ha voluto utilizzare il nostro metodo per la selezione di nuovi stagisiti. L’evento prevedeva che i sessanta candidati ruotassero tra i tavoli da gioco per sperimentarli tutti e cercare di ottenere i punteggi migliori. L’azienda ci ha indicato in precedenza le competenze che cercavano tra i candidati e in base a queste abbiamo deciso i giochi da utilizzare, che erano sia analogici che digitali per cercare di accontentare tutti, come ad esempio il Lego Group o una simulazione dell’Escape Room».

Da Firenze a Bolzano guardando all’Europa

La startup è stata incubata da poco tempo nel nuovo parco tecnologico di Bolzano. Ma come ci sono arrivati? «Questo territorio ci è molto caro - spiega Elena - il nostro collega Ezio Scatolini è originario dell’Alto Adige e conosce bene il posto. Abbiamo degli obiettivi pensati per vedere in là nel futuro, puntiamo all’internazionalizzazione del nostro progetto e Bolzano può essere un buon trampolino di lancio. È la cerniera tra il Nord d’Italia e il resto dell’Europa, e questo può offrirci grandi possibilità, anche in termini di ricerca del personale per allargare il nostro team, o per creare una rete di conoscenze ancora maggiore. Pensiamo che siano presenti figure professionali molto interessanti, di tipo informatico, ad esempio, che ci possono essere molto utili. La realtà del NOI è difficilmente trovabile in altre zone e per noi questa è una grande possibilità».

A breve il lancio dell’App

Un primo passo verso la diffusione in larghe vedute del prodotto, sarà senza dubbio il lancio della prima app (sia per Android che per Apple) in programma per il prossimo settembre. Elena spiega che la peculiarità dell’applicazione sarà il fatto che riuscirà a mettere in contatto i candidati con le aziende, semplicemente grazie ad un clic sullo schermo. «L’idea di base è quella di cercare di delineare un profilo del candidato tramite le informazioni che lui stesso inserirà. Tra queste saranno importanti i punteggi di gioco che lui potrà condividere, le abitudini e le preferenze di gioco, assieme ad altre informazioni come le competenze che si hanno, le esperienze passate, e alcuni dati personali. Grazie a questi dati l’utente verrà già “etichettato”, delineando i suoi punti forti e punti deboli. Dall’altra parte dello schermo ci sono poi le aziende, che possono inserire le loro posizioni aperte, e il tipo di profilo e di competenze che cercano. Se queste due realtà combaciano, e il profilo è in linea con gli interessi, si potrà creare un match (come su Tinder) per cui il candidato entrerà in contatto con l’azienda. Per questo sarà sempre importante condividere e aggiornare i propri punteggi, perché essi modificheranno il profilo e di conseguenza creeranno differenti possibilità di lavoro, oltre a garantire dei virtuali “LaborCoin” utilizzabili per presentare ad esempio candidature. L’applicazione sarà gratis per i candidati mentre sarà a pagamento per le aziende».