Innovazione

8 ottobre 2018Silvia Pagliuca

Dalla piccola Rosalia alla principessa Anna di Baviera, nella teca innovativa il passato diventa eterno

Il brevetto di Marco Samadelli, ricercatore Eurac. Testata sulla mummia della bimba morta a due anni, nel 1920, a Palermo

Innovare, guardando al passato. Anzi, preservandolo per l’eternità. Eurac Research, con il suo Istituto per lo studio delle mummie, fondato nel 2007 come primo centro di ricerca internazionale specializzato esclusivamente in questa materia, ha ottenuto un altro importante riconoscimento. La teca per la conservazione delle mummie brevettata da Marco Samadelli, esperto di conservazione di Eurac Research, infatti, è stata ufficialmente brevettata e lo studio che ha portato alla sua realizzazione è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Cultural Heritage”. Ma cos’ha di particolare la teca di Samadelli? Anzitutto, è importante ricordare che già quattro anni fa, tale teca aveva ottenuto un primo brevetto, ma l’invenzione è stata migliorata nel tempo. La teca, già capace di preservare le mummie da funghi e batteri, oggi è dotata di un compensatore di pressione che la protegge dal rischio di incrinature dovuto agli sbalzi di temperatura. In pratica, si scalda e si raffredda in base alla temperatura esterna, ma senza correre il rischio di frantumarsi. Questo perché è stato progettato un dispositivo che fa defluire l’azoto in eccesso attraverso un piccolo tubo d’acciaio quando la pressione interna supera la soglia di allarme. Così, si gonfia una sacca sottostante e non si corrono rischi. Il compensatore funziona senza elettricità ed è molto sensibile, bastano pochi millibar perché reagisca. «Ospiti d’onore» a poter beneficiare delle innovazioni di questa rivoluzionaria struttura sono, al momento, la piccola Rosalia Lombardo, morta a due anni nel 1920 e forse la più nota mummia ospitata nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo, e la principessa Anna di Baviera, nata addirittura nel 1329, ma i primi test sono stati condotti da Samadelli nelle catacombe di Palermo e nella cattedrale di Kastl, dove le temperature variano da - 3 a + 27 gradi.

«Questo lavoro approfondisce lo studio della conservazione degli oggetti di interesse storico-artistico di natura organica, valutando sia le necessità conservative di tipo biologico, che quelle chimico-fisiche» spiega Samadelli che per il progetto si è basato sugli studi di Shin Mekawa, ricercatore del Getty Conservation Institute di Los Angeles che negli anni Settanta ha realizzato un prototipo di vetrina per conservare le mummie reali esposte al Cairo. «Le teche del GCI erano molto basilari, ma hanno avuto il merito di introdurre un nuovo concetto di conservazione basato sulla creazione di un ambiente anaerobico di tipo passivo. Cinquant’anni dopo – rileva l’esperto - la tecnologia e i materiali di cui disponiamo mi hanno permesso di affinare il prototipo originale e di compiere questo decisivo passo avanti».

Nuovi indizi...sul passato

Ma non è tutto. Sempre in casa Eurac è stata fatta un’altra importante scoperta: i ricercatori hanno individuato nuovi indizi sulla storia dell’Alto Adige nel Medioevo. Un risultato a cui sono arrivati studiando centinaia di scheletri umani risalenti a un periodo tra il 400 e il 1.100 d. C. rinvenuti in diversi siti dell’Alto Adige, combinando studi archeologici, antropologici e paleopatologici. In particolare, nel cimitero di Castel Tirolo, sono stati rinvenuti e analizzati alcuni scheletri di bambini che in due casi hanno mostrato segni di scorbuto, malattia causata dalla carenza di vitamina C. Si trattava di bambini tra gli 11 e i 12 anni e tra i 12 e i 14 anni. Ora, dato che la vitamina C si assimila da frutta, verdure fresche, latte, carne e pesce, le indicazioni che si sono potute trarre circa il passato dell’Alto Adige sono state diverse. «Evidentemente, la popolazione che all’epoca abitava nelle vicinanze di Castel Tirolo non aveva avuto facile accesso a quel tipo di alimenti. In quel periodo, le poche cronache storiche raccontano di un territorio che, data la sua importante posizione geografica strategica, era conteso da gruppi provenienti sia da Nord che da Est. L’Alto Adige, insomma, era una zona di passaggio di milizie nonché scenario di assedi, e questo potrebbe avere costretto la popolazione del luogo a ridurre le proprie risorse alimentari per rifornire le truppe» - ipotizza Alice Paladin, antropologa fisica di Eurac Research e ricercatrice che ha effettuato in prima persona le analisi. Ma la penuria di alcuni alimenti potrebbe essere stata causata anche da condizioni climatiche particolari: un rigido inverno, ad esempio, avrebbe potuto distruggere i raccolti oppure isolare la popolazione. Tutte ipotesi che si dovranno vagliare con maggiori ricerche che potranno beneficiare anche delle nuove informazioni raccolte in questo studio, autorizzato dall’Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Bolzano e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Osteoarchaelogy. «Dall’analisi dei resti umani riusciamo a ottenere informazioni molto preziose: età al momento della morte, sesso e patologie, dati che ci permettono di capire chi viveva in quel periodo nei nostri territori. - precisa infatti Albert Zink, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research. E conclude - Con lo studio delle malattie metaboliche come lo scorbuto, ma anche quelle dentarie, possiamo approfondire la relazione tra l’alimentazione e la salute nel nostro territorio, ieri come oggi».