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3 agosto 2017Stefano Voltolini

Spazzole diradanti, droni e mele contro l'allergia: così nasce l'agricoltura di domani

Al Centro di Sperimentazione Laimburg di Vadena si lavora a più di 300 progetti. L'obiettivo? Rendere le coltivazioni più efficienti e sostenibili, anche attraverso la tecnologia

L’accademia per l’agricoltura del futuro si adagia ai piedi delle rocce rosse della Bassa Atesina, circondata dai meleti e vigneti della valle, nel cuore verde e contadino dell’Alto Adige. Nato nel 1975 come una piccola struttura – con una manciata di pionieri – per risolvere i problemi dell’agricoltura dell’epoca, oggi il Centro di Sperimentazione Laimburg è una realtà all’avanguardia, che ha dato un contributo determinante alla crescita del settore agricolo e alimentare sudtirolese. Un’istituzione che traccia nuove sfide, verso un’agricoltura sempre più efficiente, sostenibile, innovativa, da raggiungere grazie a un’evoluzione scientifica che ha ricadute concrete, tangibili. Come triplicare la resa di un ettaro di meleto.

Il Centro di Sperimentazione Laimburg

«Il Centro di Sperimentazione Laimburg – esordisce il direttore, Michael Oberhuber – sta per ricerca applicata nel settore agroalimentare. La finalità è migliorare le condizioni della produzione agroalimentare dell’Alto Adige, aumentando la qualità, la sostenibilità, quindi sostituendo la chimica con i rimedi naturali, e favorendo l’innovazione tecnologica». Il centro lavora quindi a supporto di un distretto, l’agroalimentare, che è uno dei punti forti dell’economia locale e che trae sostegno anche dall’Ecosystem Food di IDM Südtirol - Alto Adige, l’azienda speciale per lo sviluppo del tessuto produttivo altoatesino.

Ricerca applicata nel settore agroalimentare

All’epoca della sua fondazione, nel 1975, il Centro di Sperimentazione Laimburg è stato concepito (su iniziativa della Provincia di Bolzano) per risolvere i problemi di un’agricoltura ancora a basso tasso di ricerca applicata. «Allora – continua Oberhuber – la frutticoltura rendeva poco e la protezione delle piante richiedeva un massiccio uso di pesticidi. Il frutteto era anni Cinquanta: con alberi grossi e massicci, molta legna e poca frutta. È così iniziato il rinnovo del sistema di coltivazione, in collaborazione con gli agricoltori. Gli innesti hanno permesso di contenere la dimensione aumentando la produttività».

La ricerca applicata, sottolinea il direttore, ha avuto un effetto molto concreto. Basti pensare che un ettaro di meleto normale ha una resa annua nell’ordine delle 40 tonnellate di frutto, «mentre se si adottano i giusti accorgimenti – spiega – si possono superare le 100 tonnellate, fino alle 120, triplicando la resa con il record delle Golden in Val Venosta».

 

Sostegno a 360 gradi

Il Centro di Sperimentazione Laimburg accompagna la crescita di tutta l’agricoltura della provincia di Bolzano, che ha nell’alimentare uno dei settori trainanti. «I nostri gruppi di lavoro – continua il responsabile – seguono tutti i campi dell’agricoltura altoatesina, dalla frutticoltura e viticoltura fino all’agricoltura montana e alle tecnologie alimentari. Oltre alla mela e alla vite seguiamo i piccoli frutti, gli ortaggi, l’agricoltura di montagna. Studiamo le piccole superfici che servono al foraggio, la gestione dei prati, a supporto degli allevatori e del settore zootecnico».

I quattro istituti del centro Laimburg

Laimburg ha 150 collaboratori divisi nei suoi quattro Istituti: Frutti e Viticoltura, della Salute delle Piante, Chimica agraria e Qualità alimentare, Agricoltura montana e Tecnologie alimentari. Gli argomenti di studio ricalcano il fabbisogno degli stakeholders: sono circa 120 organizzazioni diverse, fra cui le associazioni degli agricoltori e le cooperative. Trecento i progetti che fanno parte del programma di attività.

Innovazione

Lo sguardo di Oberhuber è rivolto alle sfide in corso. «Ci occupiamo delle soluzioni per aumentare l’efficienza e la sostenibilità delle coltivazioni, nonché per l’evoluzione tecnologica. Il progetto Monalisa, ad esempio, ci vede coinvolti per studiare il tipo di sensori, montati sui droni, che servono al monitoraggio delle piante». Riguardo al tema del riscaldamento climatico, il centro analizza le nuove varietà di colture, vedi i vitigni e meleti che si adattano alle quote maggiori. «Ci sono già coltivazioni di mele intorno ai mille metri, in Val Venosta. Oggi sono l’1% del totale, ma sono destinate a crescere. Lo stesso vale per la viticoltura. Nel campo sperimentale di Teodone, vicino a Brunico, a 850 metri, stiamo studiando la varietà di uve bianche Solaris, resistente alla peronospora».

Importante la scommessa sulla sostenibilità. Senza inseguire falsi miti, come spiega il direttore. «Un’agricoltura priva di accorgimenti è impossibile. Le specie selvatiche resistono da sole, ma hanno frutti piccoli o non commestibili. Se invece vogliamo frutti sani e ricchi e piante ugualmente resistenti, dobbiamo pensare a usare i mezzi della natura per proteggerle. Bisogna stare attenti alle esagerazioni del marketing sul biologico. Per il bio control abbiamo sviluppato un trattamento naturale, fondato sulla lotta biologica: usando un fungo patogeno che colpisce il maggiolino si combatte un infestante del melo».

Sostituire i pesticidi

Nell’ottica di favorire i trattamenti meccanici, al posto di quelli con sostanze chimiche, il Centro di Sperimentazione Laimburg ha sviluppato la nuova spazzola diradante per sostenere grappoli più spargoli per un vitigno sano e di alta qualità. Montata su un piccolo trattore, è una soluzione economica rispetto alla defoliatrice pneumatica che richiede una motrice più potente. «È uno strumento sostitutivo dei pesticidi» spiega Arno Schmid, collaboratore del Centro ed esperto in tecnica di viticoltura. La spazzola diradante del Centro Laimburg ha avuto un ottimo riscontro nei circoli competenti già a partire dalla presentazione del prototipo. Ora, l’azienda di meccanica Stocker di Terlano ha deciso di portarla sul mercato.

Mela, rimedio naturale

Combattere l’allergia al polline di betulla mangiando mele. AppleCare – uno dei progetti attualmente in corso presso il Centro di Sperimentazione Laimburg – ha questa finalità. «Le terapie attuali sono di lunga durata ed esclusivamente a base di farmaci – spiega Thomas Letschka, responsabile del settore Genomica Applicata e Biologia Molecolare del centro –. La nostra idea è trovare un metodo innovativo e naturale per combattere l’allergia al polline, sfruttando positivamente la reazione incrociata provocata dall’allergene di mela, attraverso una desensibilizzazione progressiva dei soggetti allergici al polline ottenuta cibandosi di mele. Per il corpo umano infatti i due allergeni, di betulla e di mela, sono molto simili». Il consumo di mele, da solo, potrebbe quindi limitare l’insorgenza dei sintomi allergici delle pollinosi che si manifestano solitamente in primavera, con la fioritura.

Al progetto transfrontaliero, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) nell’ambito del Programma Europeo Interreg V-A Italia-Austria, collaborano il Centro di Sperimentazione Laimburg, l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige (Reparto di Dermatologia dell’Ospedale di Bolzano), l’Università di Innsbruck e l’Università medica di Innsbruck. Venti pazienti, dieci in Alto Adige e dieci oltre confine, assumeranno un quantitativo di mela, ogni giorno, per sei mesi. La durata dell’intero progetto è di due anni e mezzo. Il finanziamento ammonta a 800mila euro.

 

Scheda

Nato nel 1975 su iniziativa della Provincia di Bolzano, per dare una risposta scientifica e tecnologica ai problemi dell’agricoltura dell’epoca, il Centro di Sperimentazione Laimburg è cresciuto nel tempo. Oggi conta 150 collaboratori, 4 istituti, 300 progetti nel programma di attività.

La sede è nella Bassa Atesina, nel comune di Vadena e al confine con quello di Ora, di proprietà pubblica fin dai tempi dell’Impero asburgico.

L’azione di sostegno all’agricoltura e al settore agroalimentare, comparto trainante in Alto Adige, è coordinata assieme ai 120 stakeholders del centro. Fra i 300 progetti la spazzola diradante per le viti, pensata come alternativa all’utilizzo di pesticidi in viticoltura, il progetto Monalisa che prevede l’impiego di droni per il monitoraggio delle piante, lo studio di varietà resistenti alle malattie (come l’uva bianca Solaris).

La scienza ha un effetto concreto: un ettaro di meleto ad esempio è in grado con i dovuti accorgimenti di triplicare la propria resa annua, da 40 a 120 tonnellate.